racconto storico
racconto storico
Estratto dal romanzo "Dubbi e tensioni di un giovane investigatore”
La sfacciataggine nascosta dalla timidezza del giovane Ugo fanno tornare
alla memoria di Franco le preoccupazioni nel dopoguerra di tantissime persone che
avevano perso affetti e averi.
Si era radunata una comunità di barboni lungo il naviglio con il preciso intento di
aiutarsi per sopravvivere in attesa di tempi migliori e che di notte si contendevano
gli ambiti spazi nei pressi del ponte che attraversava la Martesana. Qualche sera li
andava a trovare e li aveva conosciuti tutti.
C’era l’Ambroeus che durante il giorno racimolava qualche centesimo suonando il
violino davanti ai vari locali di viale Monza, vestito sempre in modo impeccabile
con giacca e pantaloni, anche se un po’ sgualciti, ma con l’immancabile farfallino
nero al collo. Dotato di un innato senso dell’onore e della dignità, era disposto al
sacrificio della vita pur di non venir meno ai suoi ideali.
L’Ambroeus era riuscito a crearsi qualche amico in quella corte dei miracoli che
dalla Senna pareva si fosse trasferita lungo i navigli di Milano.
C’era Purscell, un ex porcaro di Crema che aveva tentato di ammazzare il suo
padrone, come pure Livia abbandonata dal marito perché si era innamorata di un
ragazzo di vent’anni più giovane.
Per non parlare poi di Svitino, il buffone del gruppo che si guadagnava da vivere
come saltimbanco e giocoliere. Era folle e non riusciva mai a star tranquillo, però
molto fedele e rispettoso delle gerarchie del gruppo.
Infine non mancava il nobile Re de la Malora che affermava di appartenere a una
famiglia brianzola altolocata costretta, per motivi politici ed economici, a fuggire
verso il Piemonte a metà ‘800; era accompagnato dalla figlia Mastèla, un donnone con
un sedere gigantesco, che campava leggendo le mani e le carte.
Al di là dei vari soprannomi, che comunque identificavano ciascun
barbone di quel gruppo, Franco rimase colpito un giorno mentre sbrigava commissioni
per il padre investigatore, in viale Monza dalle parti di Precotto.
Notò l’Ambroeus appoggiare il violino contro il muro e guardarsi in giro. L’uomo
aveva ormai più di sessant’anni, ma sembrava più giovane della sua età. Era magro.
Abbronzato. I capelli neri tagliati corti alla meno peggio da Mastèla. Naso all’insù
e occhi color nocciola. Quel giorno, per il caldo quasi insopportabile, indossava
una maglietta a maniche corte con i profili rossoneri del Milan, un paio di
pantaloni di tela spiegazzati e sandali di gomma trasparente, quelli che fanno la
pappetta nera tra le dita.
Non era il vagabondo sporco e puzzolente che viveva di espedienti. Non era il tipo
rappresentato da una frase fatta apposta per descrivere un’immagine fumetto, come
quelle contenute nei quaderni da colorare comprati da genitori spazientiti dai
capricci, vincenti, dei figli. Quei quaderni dove a ogni personaggio corrispondeva
un’etichetta, una didascalia che non lasciava spazio ad altre interpretazioni o
profili alternativi.
Gli aggettivi ‘sporco’ e ‘puzzolente’, riferiti a una persona, rimandano all’idea
del contagio, al tema delle malattie virali trasmesse attraverso il contatto o
l’esalazione; in quest’ultimo caso tornano alla memoria gli antichi miasmi sui quali
si basò, nel corso della storia, il fior fiore delle teorie mediche.
Il problema principale ruota attorno alla psicologia complessa del barbone che, disprezzando la società, decide di condurre un’esistenza non idonea, questo è ovvio, per la stessa natura umana all’interno di un contesto, appunto, sociale.
Franco rifletteva spesso sulle ragioni per cui una persona si riducesse a vivere
come un pezzente, uno straccione e si poneva il dubbio tra chi sceglieva quello
stile esistenziale o chi invece era costretto dagli eventi.
Il vero povero, che certamente sta in mezzo all’esercito dei senza tetto, ha gli
androni dei palazzi quale sua dimora non per una sua libera scelta, come avviene per
la maggior parte dei clochard che preferiscono vivere sui marciapiedi o nei
sottopassaggi.
Questa situazione gli aveva ricordato l’ultima frase, una metafora molto famosa, de
‘Il Grande Gatsby’: “Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel
passato.”
Il vero povero è spesso colui che ha perso un lavoro, non che lo ha lasciato per
sostenersi diversamente, come avviene più di frequente tra i mendicanti; è chi viene
anche da situazioni familiari già disagiate e che non è riuscito mai a trovare
un’occupazione stabile e sicura. Non ha una casa, a differenza di quei tanti senza
tetto che hanno preferito abbandonarla.
Qual è il modo migliore per assistere questi figli di nessuno? Si aiutano davvero,
così, persone con gravi e complessi problemi comportamentali verso sé stessi e la
società?
O piuttosto, non si cerca di ridurre al silenzio la nostra coscienza, soccorrendo
questi derelitti dei quali non vogliamo ledere l’autonomia?
Possiamo permetterci di rinnegare il loro libero atto di volontà non solo di vivere
sulla strada, ma soprattutto di rifiutare i ricoveri durante le giornate di caldo
soffocante e umido o per curare certe patologie e dipendenze?
Potremmo dire che oggi, obbligare un senza tetto a uscire dalla sua condizione
patologica, equivarrebbe a sottoporlo ad ‘accanimento terapeutico’ e perciò… è
ovvio, meglio una forma di eutanasia sociale, salvo poi intervenire in massa durante
le giornate di maltempo.
Il vero povero, infatti, divenuto clochard suo malgrado, spesso sfrattato, come nel
caso di Ambroeus, non solo umilmente accetta gli aiuti durante tutto l’anno, ma se
la società gli trovasse una sistemazione, ma soprattutto un lavoro dignitoso e
fisso, sarebbe disposto a cambiare la vita con massima gratitudine verso la
collettività che finalmente si è accorta di lui.
Questi i dubbi che tormentavano la sensibilità di Franco nella Milano del primo dopoguerra.
Sono autore e commediografo, in cerca di contaminazioni culturali
Ho all'attivo la pubblicazione di decine tra romanzi, racconti e sceneggiature.
Oggi mi dedico a creare occasioni di scambio culturale col pubblico grazie alla realizzazione di
eventi, recital e presentazioni che coinvolgono attori, musicisti e artisti visivi a partire dalla mia
parola scritta.
I miei ultimi romanzi:
"Dubbi e tensioni di
un giovane investigatore" (Macchione, 2024)
"Identità in conflitto - Africa e dintorni"
(Placebook Publishing, 2023)