I barboni della Martesana

racconto storico

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Daniele Ossola

I barboni della Martesana

racconto storico

Estratto dal romanzo "Dubbi e tensioni di un giovane investigatore”


La sfacciataggine nascosta dalla timidezza del giovane Ugo fanno tornare alla memoria di Franco le preoccupazioni nel dopoguerra di tantissime persone che avevano perso affetti e averi. Si era radunata una comunità di barboni lungo il naviglio con il preciso intento di aiutarsi per sopravvivere in attesa di tempi migliori e che di notte si contendevano gli ambiti spazi nei pressi del ponte che attraversava la Martesana. Qualche sera li andava a trovare e li aveva conosciuti tutti. C’era l’Ambroeus che durante il giorno racimolava qualche centesimo suonando il violino davanti ai vari locali di viale Monza, vestito sempre in modo impeccabile con giacca e pantaloni, anche se un po’ sgualciti, ma con l’immancabile farfallino nero al collo. Dotato di un innato senso dell’onore e della dignità, era disposto al sacrificio della vita pur di non venir meno ai suoi ideali.
L’Ambroeus era riuscito a crearsi qualche amico in quella corte dei miracoli che dalla Senna pareva si fosse trasferita lungo i navigli di Milano.
C’era Purscell, un ex porcaro di Crema che aveva tentato di ammazzare il suo padrone, come pure Livia abbandonata dal marito perché si era innamorata di un ragazzo di vent’anni più giovane.
Per non parlare poi di Svitino, il buffone del gruppo che si guadagnava da vivere come saltimbanco e giocoliere. Era folle e non riusciva mai a star tranquillo, però molto fedele e rispettoso delle gerarchie del gruppo.
Infine non mancava il nobile Re de la Malora che affermava di appartenere a una famiglia brianzola altolocata costretta, per motivi politici ed economici, a fuggire verso il Piemonte a metà ‘800; era accompagnato dalla figlia Mastèla, un donnone con un sedere gigantesco, che campava leggendo le mani e le carte.

Al di là dei vari soprannomi, che comunque identificavano ciascun barbone di quel gruppo, Franco rimase colpito un giorno mentre sbrigava commissioni per il padre investigatore, in viale Monza dalle parti di Precotto.
Notò l’Ambroeus appoggiare il violino contro il muro e guardarsi in giro. L’uomo aveva ormai più di sessant’anni, ma sembrava più giovane della sua età. Era magro. Abbronzato. I capelli neri tagliati corti alla meno peggio da Mastèla. Naso all’insù e occhi color nocciola. Quel giorno, per il caldo quasi insopportabile, indossava una maglietta a maniche corte con i profili rossoneri del Milan, un paio di pantaloni di tela spiegazzati e sandali di gomma trasparente, quelli che fanno la pappetta nera tra le dita.
Non era il vagabondo sporco e puzzolente che viveva di espedienti. Non era il tipo rappresentato da una frase fatta apposta per descrivere un’immagine fumetto, come quelle contenute nei quaderni da colorare comprati da genitori spazientiti dai capricci, vincenti, dei figli. Quei quaderni dove a ogni personaggio corrispondeva un’etichetta, una didascalia che non lasciava spazio ad altre interpretazioni o profili alternativi.
Gli aggettivi ‘sporco’ e ‘puzzolente’, riferiti a una persona, rimandano all’idea del contagio, al tema delle malattie virali trasmesse attraverso il contatto o l’esalazione; in quest’ultimo caso tornano alla memoria gli antichi miasmi sui quali si basò, nel corso della storia, il fior fiore delle teorie mediche.

Il problema principale ruota attorno alla psicologia complessa del barbone che, disprezzando la società, decide di condurre un’esistenza non idonea, questo è ovvio, per la stessa natura umana all’interno di un contesto, appunto, sociale.

Franco rifletteva spesso sulle ragioni per cui una persona si riducesse a vivere come un pezzente, uno straccione e si poneva il dubbio tra chi sceglieva quello stile esistenziale o chi invece era costretto dagli eventi.
Il vero povero, che certamente sta in mezzo all’esercito dei senza tetto, ha gli androni dei palazzi quale sua dimora non per una sua libera scelta, come avviene per la maggior parte dei clochard che preferiscono vivere sui marciapiedi o nei sottopassaggi.
Questa situazione gli aveva ricordato l’ultima frase, una metafora molto famosa, de ‘Il Grande Gatsby’: “Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.”
Il vero povero è spesso colui che ha perso un lavoro, non che lo ha lasciato per sostenersi diversamente, come avviene più di frequente tra i mendicanti; è chi viene anche da situazioni familiari già disagiate e che non è riuscito mai a trovare un’occupazione stabile e sicura. Non ha una casa, a differenza di quei tanti senza tetto che hanno preferito abbandonarla. Qual è il modo migliore per assistere questi figli di nessuno? Si aiutano davvero, così, persone con gravi e complessi problemi comportamentali verso sé stessi e la società?
O piuttosto, non si cerca di ridurre al silenzio la nostra coscienza, soccorrendo questi derelitti dei quali non vogliamo ledere l’autonomia?
Possiamo permetterci di rinnegare il loro libero atto di volontà non solo di vivere sulla strada, ma soprattutto di rifiutare i ricoveri durante le giornate di caldo soffocante e umido o per curare certe patologie e dipendenze?
Potremmo dire che oggi, obbligare un senza tetto a uscire dalla sua condizione patologica, equivarrebbe a sottoporlo ad ‘accanimento terapeutico’ e perciò… è ovvio, meglio una forma di eutanasia sociale, salvo poi intervenire in massa durante le giornate di maltempo.
Il vero povero, infatti, divenuto clochard suo malgrado, spesso sfrattato, come nel caso di Ambroeus, non solo umilmente accetta gli aiuti durante tutto l’anno, ma se la società gli trovasse una sistemazione, ma soprattutto un lavoro dignitoso e fisso, sarebbe disposto a cambiare la vita con massima gratitudine verso la collettività che finalmente si è accorta di lui.

Questi i dubbi che tormentavano la sensibilità di Franco nella Milano del primo dopoguerra.

Daniele Ossola - scrittore e regista

Sono autore e commediografo, in cerca di contaminazioni culturali
Ho all'attivo la pubblicazione di decine tra romanzi, racconti e sceneggiature.

Oggi mi dedico a creare occasioni di scambio culturale col pubblico grazie alla realizzazione di eventi, recital e presentazioni che coinvolgono attori, musicisti e artisti visivi a partire dalla mia parola scritta.


Guarda l'intervista a Casa Sanremo Writer 2025


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I miei ultimi romanzi:
"Dubbi e tensioni di un giovane investigatore" (Macchione, 2024)
"Identità in conflitto - Africa e dintorni" (Placebook Publishing, 2023)

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