racconto storico
racconto storico
Estratto dal romanzo "Identità in conflitto - Africa e dintorni”
“Negli anni ‘60, più di tre milioni di neri bantu furono sfrattati con la forza dalle loro case e relegati nei bantustan. Furono privati di ogni diritto politico e civile e, per quanto riguarda l’istruzione, potevano frequentare solo scuole agricole o commerciali speciali. Se ancora oggi tu vai in un negozio, prima devono servire te, perché sei bianco, poi i neri che devono esibire speciali passaporti interni per muoversi nelle zone bianche, pena l’arresto. Anche lungo le spiagge di Durban era stato installato un grande cartello, in lingua inglese, afrikaans e zulu, con un avviso ai bagnanti che la spiaggia di Durban era riservata «ai soli componenti del gruppo razziale bianco».”
Vedevo il mio amico mentre, corrucciato e con il collo allungato,
guardava le
bianche nuvole e l’intenso verde dell’Africa centrale. Aveva forse paura di
chiedere
altro o già s’immaginava cosa l’avrebbe atteso dopo l’atterraggio all’aeroporto
di
Johannesburg?
Nel 1975, il governo sudafricano decise di imporre la redazione di ogni norma
giuridica in lingua afrikaans. La legge fu estesa a tutte le scuole,
imponendo che
le lezioni fossero tenute metà in inglese e metà in afrikaans.
“Diverse personalità si stanno tutt’ora battendo contro il regime di
segregazione,
come Nelson Mandela che è stato incarcerato nel 1963. La filosofia originaria
dell’apartheid affermava di voler dare ai vari gruppi razziali la possibilità di
condurre il proprio sviluppo sociale in armonia con le particolari tradizioni,
secondo la teoria dello «sviluppo separato».” Continuai deciso: “Era una sorta
di
applicazione dell’autodeterminazione dei popoli, un eufemismo perché si trattava
in
questo caso di un brutale separatismo e di una rigida segregazione razziale.”
?
Stachys era riuscito a riprendersi dalle sue riflessioni.
“Oltre che sul razzismo scientifico, importato dal colonialismo britannico, vi
era
una componente razzista piuttosto chiara…”
“Soprattutto religiosa di origine calvinista-olandese” precisai “su cui si
basava la
giustificazione teologica della separazione delle razze. Durante la seconda
guerra
mondiale, molti gruppi politici afrikaner si opposero in modo netto
all’intervento
sudafricano a fianco degli Alleati, spesso esprimendo in modo piuttosto
esplicito la
loro simpatia per il nazionalsocialismo hitleriano. Sebbene queste posizioni non
riuscissero a diventare predominanti e a influenzare il ruolo del Sudafrica nel
conflitto, emersero in modo netto nel secondo dopoguerra, quando la scena
politica
sudafricana venne dominata dai nazionalisti del National Party.”
Senza alcun particolare contrattempo riuscimmo ad arrivare a destinazione.
Il nostro piccolo appartamento era composto da due camere da letto, un
corridoio,
una lunga cucina occupata da un armadio, una cassettiera e un ripiano di marmo
con
un fornello elettrico, un bollitore e un lavello. C’era anche il bagno privato.
Decidemmo che non sarebbe stata necessaria la presenza di un domestico. A quale
scopo? Sarebbe stato più che altro un fastidio.
Nelle case, si presentavano di continuo uomini in cerca di lavoro. Di solito,
laddove c’era un numero ragguardevole di personale, la selezione era a cura del
cuoco e gli altri domestici, che li consideravano come concorrenti, non li
volevano
attorno.
Ma la notizia che nel nostro edificio volessimo cercare un boy si
diffuse
in un
lampo. Più volte di sera, quando eravamo in casa, qualcuno bussava alla nostra
porta
implorando: “Ho bisogno di lavorare.” E così via.
“Se lo avessimo assunto, magari...” Tentò timidamente il mio amico.
“Innanzitutto dovrebbe venire ogni mattina e tornare indietro la sera, e dal
ghetto
più vicino a qui ci sono almeno cinque chilometri. Salvo che stia a vivere con
noi,
su un letto in corridoio. Non abbiamo bisogno di un domestico. Lo vedi anche
tu.”
Attaccai alla porta un grande cartello con la scritta: “Non chiedete lavoro. Qui
non
ce n’è.” Stachys era inorridito.
C’erano altri cinque appartamenti come il nostro nell’edificio e per ognuno la
presenza del boy era assicurata. Chi non riusciva a trovare lavoro doveva
cercarsi
una sistemazione altrove, in periferia, nei ghetti bantustan. Questo significava
arrivare ogni mattina in città e andarsene la sera in tempo per evitare il
coprifuoco delle otto.
Che cosa facevano? Bighellonavano per le strade o trovavano qualche casa
amichevole
i cui occupanti li facevano sistemare sul retro.
Dovetti partire per Cape Town, poiché tutta la documentazione era in ordine per
poter effettuare il cambio di proprietà delle navi.
Al mio rientro a Johannesburg, ritrovai Stachys: un fiume in piena.
Mentre
ero
immerso e concentrato fra numeri e vari contratti correlati, l’amico mi raccontò
il
peregrinare per le vie del centro, alla Victoria Station e, rigorosamente in
taxi, a
Soweto. Le insegne davanti ai negozi e nei pressi dei servizi pubblici che
scombussolarono la sua sensibilità furono: «WHITES ONLY», «WHITE AREA»,
«EUROPEANS
ONLY», «FOR USE BY WHITE PERSONS», per non parlare del cartello stradale di
accesso
a un bantustan «CAUTION BEWARE OF NATIVES».
“Sono entrato in un bar gestito da un nostro connazionale di Patrasso il quale,
ricordando amabilmente e con nostalgia la Grecia, mi ha raccontato che tra le
tante
restrizioni riguardanti i neri, una consiste nell’impossibilità di ottenere
licenze
per il commercio.” L’agitazione del mio amico pareva al culmine quando mi spiegò
cosa aveva visto.
“Mi è capitato anche di passare davanti alla sede di una nota azienda italiana
del
gruppo ENI, dove ho notato un giovane distinto, in giacca e cravatta, urlare e
prendere a calci nel sedere un nero, magrissimo e brizzolato, perché non gli
aveva
lavato a dovere la sua auto.”
Un dato statistico, che forse Stachys non conosceva, attestava che
in
Sudafrica, mentre i neri e i meticci coloured (termine spesso usato per
definire
tutti i neri) costituivano l’80% circa della popolazione, i bianchi, pur in un
rapporto di assoluta minoranza, detenevano il potere dividendoselo tra coloni di
origine inglese e afrikaner.
Gli afrikaner, che costituivano la maggioranza della popolazione bianca, erano
da
sempre favorevoli a una politica razzista, mentre i sudafricani di origine
inglese,
nonostante il sostanziale appoggio dell’apartheid, erano più concilianti nei
confronti dei connazionali neri.
Molti potenziali immigranti bianchi continuarono a giungere alla ricerca di
opportunità economiche legate ai giacimenti di minerali preziosi quali oro,
argento,
platino e diamanti, ma poi scapparono per l’insicurezza derivante dalla guerra
civile.
Erano minatori, lavoratori, vittime come i loro colleghi neri, non solo di
feroci
ritorsioni perpetrate dalle varie proprietà a fronte di migliori richieste in
merito
alla sicurezza sul lavoro, ma discredito anche da parte del sindacato.
Un numero considerevole non era interessato a stabilirsi lì in modo
permanente.
Infatti, secondo alcuni studiosi dell’epoca, il patriottismo nella comunità
bianca
era «superficiale» a causa del suo carattere essenzialmente legato
all’opportunità
economica. Inoltre, gli immigrati bianchi tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio
degli anni ‘70 erano per la maggior parte lavoratori non qualificati che
facevano
concorrenza alla forza lavoro africana nera del paese e non contribuivano con
abilità tecniche o professionali allo sviluppo auspicato dai manager.
“Caro Stachys, la Storia ci ripresenta in continuazione, in modo
quasi
frenetico e ossessivo, vicende che narrano di esodi, deportazioni, sradicamenti
di
etnie autoctone dietro il paravento dello sviluppo economico.”
“Certo” riprende Stachys “che i coloni europei nel ‘700-‘800 hanno distrutto se
non
ridimensionato in termini numerici intere tribù indiane dell’America del Nord:
Sioux, Apache, Comanche, relegati in riserve…”
“Per non parlare degli stati europei che a tavolino si sono spartiti l’Africa
occupando e sfruttando territori, lasciando ai locali le briciole. I Bantu, i
Boscimani e gli Zulu esistevano prima che arrivassero gli Olandesi e i
Britannici…”
“Io ho terminato di fare i bagagli. A che ora hai prenotato il taxi per
l’aeroporto?”
Sono autore e commediografo, in cerca di contaminazioni culturali
Ho all'attivo la pubblicazione di decine tra romanzi, racconti e sceneggiature.
Oggi mi dedico a creare occasioni di scambio culturale col pubblico grazie alla realizzazione di
eventi, recital e presentazioni che coinvolgono attori, musicisti e artisti visivi a partire dalla mia
parola scritta.
I miei ultimi romanzi:
"Dubbi e tensioni di
un giovane investigatore" (Macchione, 2024)
"Identità in conflitto - Africa e dintorni"
(Placebook Publishing, 2023)