STREGA PER CASO

Scrittore Regista Attore

STREGA PER CASO

STREGA PER CASO

A Milano, il 26 maggio 1390 fu condannata al rogo per stregoneria Sibillia Zanni, seguita due mesi dopo da Pierina de Bugatis che confessò di aver partecipato al gioco di Diana, una sorta di corteo di streghe, stregoni e spiriti infernali, meglio conosciuto come sabba, in cui si celebravano riti orgiastici. La condanna venne eseguita a Milano nel Broletto Nuovo.

Nel 1416 avvennero processi di massa contro le streghe nel comasco. L’inquisitore Antonio da Casale consegnò, solo in quell’anno, ben 300 streghe al braccio secolare perché venissero bruciate.

La chiamavano Lapine, senza cattiveria, quand’era piccina e giocava con i coetanei lungo la spiaggia di Villeneuve-Loubet. Il suo labbro, leggermente leporino, piaceva molto ai bambini perché, quando sorrideva, era identica a un tenero e dolce coniglietto biondo. Sempre gentile e allegra, da giovane aveva iniziato a fare la lavandaia, la cucitrice e coltivava nel suo orto molti vegetali e fiori dall’aspetto inconsueto. Crescevano pomodori piccoli come ciliegie e cavolfiori bianchi, grandi come cespugli.

Dopo il trasferimento ad Angera, aveva perso il nugolo di bambini che la circondavano, mantenendo la predilezione e l’amore per erbe, piante, essenze con le quali intrattiene lunghi discorsi e disquisizioni.

In prossimità del canneto, di fronte all’Isolino, ogni tanto colloca accanto all’erba altre piante e anche dei cavoli perché lei parla al suo piccolo verde uditorio.

A volte distribuisce ai bambini che giungono a frotte, incuriositi da questa donna sempre sorridente che trascina la “r” nel suo modo di parlare, delle fiale, contenenti l’olio estratto dalla generosa camomilla: “Portatelo a casa, se qualche anziano ha dolori alla testa e alle giunzioni o soffre di coliche o se qualche giovane mamma prova i crampi. Andate, ora,” li saluta sempre in modo gentile, “che ho molto da fare.”

Tra i suoi amati vegetali i più stupefacenti sono alcuni fiori che chiudono, scontrosi, i petali, appena li tocchi. E’ una pianta dal lungo collo oscillante, che spalanca la corolla fiammeggiante di stami come una bocca insaziabile. I bambini passano ore a osservare la rapidità con cui la pianta carnivora imprigiona e inghiotte, zac-zac, moscerini, mosche e vespe che hanno la sventura di capitare accanto al suo cono vorace.

Corinne ama gli esperimenti, gli incroci dei frutti, gli innesti dei fiori, l’ibridazione delle piante, le corde che saltano, e gli astri ammiccanti. Ha sempre una storia fantastica in serbo per chi intende ascoltarla. Pur essendo considerata una donna affidabile, come lavoratrice, la popolazione angerese la vede come un essere “bizzarro”.

Quando successe il fattaccio inspiegabile, molti si fecero il segno della croce per esorcismo; ma la maggior parte si limitò a dichiarare: “Un altro scherzo di quella matta.”

Tuttavia, un contadino zelante andò dal parroco di Angera affermando che la donna poteva fare miracoli: “Pensate, le sue galline bianche e anche quelle nere, mai viste delle bestie cosi perfette dalle nostre parti, hanno cominciato a depositare delle uova incrostate.”

“Incrostate, di cosa?”

“Beh, vi sembrerà impossibile ma non è come uno s’immagina. Incrostate d’argento. Al sole brillano come gioielli. Le ho viste coi miei occhi, mentre Corinne le contava in un cesto foderato di velluto. Velluto, pensate!”

“La luce a volte fa strani scherzi, ma se esistono queste uova preziose, bisognerà controllare la faccenda da vicino.”

“Non è tutto, signor prevosto” sembra aver confidato il delatore. “La donna, che è molto giudiziosa e risparmiatrice, ha anche un asino che usa per la raccolta della legna e ogni tanto lo affitta a pagamento per piccoli trasporti.”

“E allora non mi direte che anche lui è sbalorditivo!”

“Non ho visto coi miei occhi ma si mormora che dentro le budella ci sia dell’oro. Sapeste come gli parla la ragazza! E come lo tratta… ancora un po’ lo riveste di damasco! E’ normale? Voi che siete colto, non pensate che potrebbe essere una forma demoniaca?”

Il vecchio prete, poco ferrato in questioni teologiche, borbottò qualcosa, poi licenziò il parrocchiano, pensando: “Rogn e basta! Ma cosa va a pensare la gente! Uova d’argento e budella d’oro… magari portassero qualche elemosina in più alla Chiesa! Pensan dumà a lur!”

Non erano trascorsi cinque giorni che un nuovo straordinario fenomeno accadde nei piccoli villaggi, fuori Angera, sperduti tra campi poveri e radi alberi da frutto.

“Una grandinata, sissignore, è accaduta all’improvviso, quasi senza nuvole e col cielo acceso dai riflessi del sole.”

“Non è poi un fenomeno inspiegabile.”

“No, anche se rovina le poche vigne, le sementi, e rattrappisce i cristiani. Ma la cosa più straordinaria è stata che nel cortile di Corinne è caduta, oltre al ghiaccio, una coltre di piccoli frammenti d’argento, che si sono mischiati al terriccio. Tutti sono accorsi, i bambini in primo luogo. Raccoglievano manciate di scaglie, si riempivano le tasche, le mettevano sulla lingua. Corinne rideva e si dava grandi manate sulle cosce come fosse pazza, o ubriaca. Anche l’asino, mi hanno detto, rideva.”

“Insomma, grandinate di argento, uova d’argento, sterco d’oro…”

A questo punto il prete si sentì in dovere di mettere al corrente un superiore degli accadimenti “inspiegabili” che gli avevano riferito e che stavano turbando la serenità dei suoi parrocchiani.

“La donna deve essere convocata e interrogata, anche se può trattarsi di una semplice diffamazione.” Sentenziò il giudice del Vescovato, un domenicano che si occupava anche di esorcismi. Così fu fatto.

Corinne, a parte il leggero cenno di labbro leporino, che poteva non essere considerato diabolico e le conferiva una graziosa aria faunesca, parve al dottore una persona sensata e intelligente.

“Vede, eccellenza” disse “io studio i fiori, le stagioni e la natura. Per questo posso apparire “lunatica”, ma sono così fin da bambina. Da allora bado a me stessa perché la mia famiglia è andata in cielo. Quanto alle voci che circolano sul mio conto, “incantesimi e malocchio”, ebbene posso spiegarvi tutto. Trovai tempo orsono un giacimento di scaglie argentate vicino al torrente. Caricai due sacchi di sabbia sull’asino e li portai a casa e vidi che le mie galline becchettavano volentieri, perché quella sostanza, passando per gli intestini, fa le uova più robuste e anche più belle. Ne ho tenute diverse, dopo averle svuotate del contenuto con un chiodo. Se volete, posso offrirvene una…”

“Magari le vedremo.” Rispose con tono gentile l’esorcista. “Ma parlatemi, ora, della grandine argentata.”

“Della grandine non so. Quanto ai “lustrini” mescolati ai chicchi di ghiaccio si trattò di un semplice gioco. Quando cominciò a grandinare, mi prese ghiribizzo di gettare nell’aria che vorticava manciate di quella sostanza lucente. Fu uno spettacolo molto divertente. Il giorno dopo sono ritornata al fiume, ma non ho più trovato traccia del giacimento, come se l’acqua avesse spazzato via tutto.”

“Ritenete che fosse argento?”

“Non lo so, Eccellenza, ma non credo. Ho visto, al mercato della città di Nizza, del minerale analogo e il venditore che lo commerciava dire che il suo nome è “mica”. Si tratta di un cristallo a strati, usato dai vasai di Biot, un villaggio delle mie parti, per impreziosire i boccali, o anche i muri. Ebbene io penso che la “grandinata” e le mie uova d’argento siano stati un’illusione, generata da questo minerale raro ma non prezioso.”

“Uhmmm, forse avete ragione. In ogni caso” disse severo il domenicano, “per provare la vostra buona fede, e far tacere le chiacchiere della brava gente, dovete fare abiura, nella chiesa e in piazza giurando di non aver mai suscitato grandini tempeste o altri sortilegi. E, soprattutto, non conoscete il segreto dell’argento e dell’oro filosofale.”

“Lo farò.” Giurò Corinne.

Dopo la cerimonia di purificazione gli Angeresi dimenticarono i fatti mirabolanti e sospetti che avevano colorato il grigiore della loro esistenza.

Vecchie madri e puerpere tornarono ai benefici della generosa camomilla, ringraziando il cielo di avere tra loro una guaritrice come Corinne.

Fiori e frutti xerofiti, nascosti da un’alta siepe, continuarono a prosperare nel suo favoloso orto botanico. Mangiavano insetti, parlavano tra loro, consigliavano i matrimoni e cantavano con Corinne.

Mentre l’asino, ogni tanto, scoppiava a ridere, indisturbato.

Tratto da ‘‘INTRIGHI ALLA ROCCA DI ANGERA” – Daniele Ossola ©

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