RAGÙ ROSSO PER ROBIN

Scrittore Regista Attore

RAGÙ ROSSO PER ROBIN

Nella vasta foresta di Sherwood, la vita scorre tranquilla. Una grossa gallina, che chiameremo Chioccia, con chitarra e piuma in testa, è appoggia al tronco di un albero e sta accordando le corde di Mi e La. Il vecchio strumento non ne vuole sapere di emettere suoni accordati e Chioccia, spazientita, appoggia la chitarra sull’erba e inizia a raccontare questa storia.

“Salve a tutti. Oggi, vi narrerò la storia di un grande eroe. E’ una persona eccezionale e, più precisamente, un difensore…” Improvvisamente le compare davanti al becco un tipo vestito da calciatore che tira una palla di pezza. Chioccia s’interrompe, lo guarda, poi chiarisce: “No, gente, non fraintendetemi. Quello di cui parlo è sì un difensore, ma non della squadra di calcio del Nottingham Forest. Lui difende i più deboli e i più poveri della contea di Nottingham. Il nome di questo eroe è Robin…”

Da dietro il tronco appare la figura di Batman che chiede: “Hai detto Robin? Sono ore che lo cerco! Dove si è cacciato?”
Chioccia: “Ma no! Così mi rovini tutto! Non dico il tuo di Robin, dico il Robin…”
Batman, prendendola per il collo, e tenendola bene in alto, quasi a volerla soffocare, con tono minaccioso: “Dov’è?”
Chioccia: “Ehm, … è andato al bar, a farsi uno spritz!”
Batman: “ Stavolta gliene dico quattro, a lui e a Catwoman.” Si avvolge nel nero mantello e sparisce nella folta vegetazione. Nel frattempo, Chioccia si da una sistemata, togliendosi le piume scarmigliate, e vede Robin Hood che sta entrando nella radura.

Chioccia: “Ehm, dicevamo, il suo nome è Robin Hood, per gli amici Ragù, perché tutti giorni é costretto a mangiare ravioli al ragù. Ha la mamma che è una clandestina, proveniente dall’Emilia Romagna, Italia. La storia ufficiale non ha mai raccontato le origini di Robin. Qualcuno lo chiama Rob, ma per la mamma è sempre il suo… Ragù. Fornito di una tempra eccezionalmente forte e combattiva, il giovane è resistente, ansioso, febbrile, instancabile lavoratore, furbo, simulatore, approfittatore, speculatore, vendicativo e insieme disinteressato, caritatevole, generoso come mai ce ne sono nella vasta cerchia dei suoi contatti.”

Si sente una voce imperiosa, proveniente da un punto indefinito della foresta, che tuona: “Raguuuu…”
Chioccia: “Come vi avevo anticipato, ecco l’anziana mamma di Robin che, solitamente agghindata con bigodini, grembiule sporco di farina e mattarello in mano, vaga per la foresta urlando “Ragù, i ravioli sono pronti!”
Robin girando il capo verso la chiamata di mammà, in tono molto seccato, replica: “Arrivo! Non è possibile, ravioli tutti i giorni! A colazione ravioli di ricotta con latte, a pranzo ravioli al ragù di mirtilli, di sera? – rivolgendosi a Chioccia – ravioli di verze in brodo!” Correndo, per non indispettire la mamma, si dirige verso il luogo da dove spunta un fumo bianco che fa capolino, attraverso le fronde delle querce.
Chioccia: “Ragù, il difensore dei poveri, che ruba ai ricchi per donare appunto ai poveri, ha il redditometro scolpito su una quercia.”

Robin, dopo aver pranzato, rientra nella radura e, passeggiando giusto per fare il ruttino, riflette sul come rubare le derrate dai carri dei mercanti che raggiungono il castello. Gli si avvicina, con passo lento e felpato, un’ombra bianchissima. E’ una splendida donna Araba, accompagnata da due mori con turbante bianco e lunghe sciabole ritorte, la quale, con accento da extra-comunitaria: “Io dare te cento barili petrolio a venti pounds barile e tu fare me bonifico bancario maggiorato per associazione Lupi ficcanaso in tane di talpe. Essere associazione no-profit per recupero dignità lupi.”
Poi inizia a recitare una sorta di rosario, qualcosa d’incomprensibile, in lingua araba. “Vengo da Emirati Arabi e voglio …”
Robin non la lascia parlare: “ Fila via, vattene, i ricchi non m’interessano, io sono qui solo per i poveri. Sennò, dopo, l’assicurazione non mi copre più.”

Dopo aver liquidato bruscamente l’intrusa, il nostro eroe chiama i suoi fedeli amici Little John e Sister Tac. Quest’ultima è una suora che aveva abbandonato il convento di Canterbury per seguire le famose gesta del mitico Robin.

Comunque, Raviolone o Ragù, fate voi, con la sua arguzia raffinata, assieme ai compari sta da tempo progettando con riga, compasso e usando antiche mappe, anche un attacco al castello del Principe Giovanni. La sua proverbiale astuzia sarebbe stata messa a dura prova.
Per lavorare, pianificare e gestire usano un arredamento essenziale, ancora più a buon mercato dell’Ikea di Birmingham: un tavolo rotondo, ricavato dal tronco di una betulla, e sgabelli a tre gambe formano il reparto ufficio della radura.

Ogni tanto, per stemperare la tensione durante queste interminabili riunioni, Robin e Little John giocano a briscola. In questo momento, nel mezzo della partita, Sister Tac tiene in mano uno specchio per far vedere le carte di Robin a John. Condivisione d’intenti per le seconde linee.
Robin: “Butta giù un carico! Il fante di picche non va bene! Secondo me stai bluffando, ma non riuscirai mai a battere il glorioso Robin Hood!” Beve un sorso di birra, in modo fragoroso.
Little John: “Mmmm, mi hai fregato ancora!”

Chioccia, con voce inascoltata, quasi fosse un eco premonitore: “Ma ecco che arriva la guarnigione scozzese del terribile Principe Giovanni! Sento rumore di ferraglia, stanno per arrivare, sono vicinissimi!”
Nonostante il pericolo imminente, Robin e i due compagni rimangono lì.
Chioccia: “Ehi, voi, dicevo, stanno arrivando!”
Robin e Little John: “Eh, come? Cosa?” E intanto scappano.

Chioccia: “Ma che cos’è un eroe senza la classica bella donzella? Ebbene, anche in questa storia troviamo la nostra dama di corte, innamorata persa di Raviolone Ragù Robin Hood.
Il suo nome è simbolo di bellezza e sensibilità, dolce suono armonioso come goccia di pioggia marzolina che cade in un lago di montagna dove tutta la natura si specchia. Il suo nome è Lady Jane, questa scontrosa nobildonna, sempre attratta dal profumo di ragù, sempre appiccicato al suo amato Raviolone.” Imbraccia la chitarra e strimpella, estasiata.

Lady Jane, che abita nel suo cottage posto lungo il sentiero che porta a Bestwood, alle porte di Nottingham, oggi è profondamente arrabbiata: “Dov’è il mio vestito blu? Trovatemelo subito o vi licenzierò tutti in tronco, com’è vero che mi chiamo Lady Jane!!!!”
Lady Cocca, la sua anziana collaboratrice, cameriera, sarta, cuoca, badante e, sopportatrice: “Milady, milady, si calmi, non si preoccupi! Lei ha talmente tanti vestiti che…”
Lady Jane: “Noooo! Voglio quello blu, ora, adesso, subito!”
Lady Cocca: “ Servitori, portate lo specchio! Presto!”
Lesti e impauriti, arrivano i due servitori con un grande specchio. Lady Cocca porge il vestito a Lady Jane che lo prende, lo osserva, poi si mette a piangere con il pollice ficcato in bocca, si guarda allo specchio e, disperata, corre in camera da letto con il suo silenzioso seguito in fila indiana.

Chioccia: “Ma Lady Jane non è la sola figura importante alla corte del Principe Giovanni. Difatti, in questa corte, proprio un cortile con i balconi a ringhiera, ci abita anche un oscuro figuro, il cosiddetto Principe Giovanni. Lo troviamo seduto a tavola con la Sceriffa di Notthingam, Crucco e Tinta. E’ una riunione operativa, dove il Principe chiede consigli ai suoi fidati collaboratori.
Principe: “Miei cari, vi ho convocati perché ho bisogno di voi.”
Sceriffa: “Mi dica, mio Sire! Volete forse aumentare di nuovo le tasse? Incendiare altri granai? Fermare la produzione di chupa chupa? Bloccare l’importazione di panettoni da Milano?”
Principe: “No, niente di tutto questo. Ho bisogno di money, – facendo scivolare pollice e indice di una mano – dovete solo aumentare di nuovo le tasse e incendiare altri granai.”
Sceriffa: “E io che avevo detto?”
Tinta, che sta giocando con uno yo-yo, dice sottovoce a Crucco: “Peee…per foooortuna, si è ssssscordato degli yo-yo.” E segue una risatina stupida.
Crucco, che ha un tic nervoso alla spalla e alla testa, si rivolge a Tinta: “Taci Tinta, tonta! Non pensi che sia ora di finirla con quei giochi per bambini?” Dicendo così, mette via la Playstation con cui stava giocando.
Sceriffa: “Ma, mio sovrano, se aumentassi di nuovo le tasse, dovremo aspettarci la rappresaglia di Robin Hood!”
Principe: “E chi è ‘sto Robin Hood?”
Sceriffa: “Di preciso non so, perché è da poco che presto servizio in questa Contea. Ne sa molto di più una gallina, che ogni tanto depone le uova fuori dalle mura. E’ un saggio animale, una pettegola cui tutti si rivolgono e che ha sostituito un’oca giuliva, poco attenta ai fatti di Nottingham. Dice che Robin Hood, il difensore dei poveri, è un ex-sindacalista dei Labour che per un piatto di ravioli ruba ai ricchi per poi dare ai poveri! Lui, il Ragù, è il giustiziere della difesa… ehm, il difensore della giustizia. Di conseguenza, come faremo a gravare ancora di più di tasse i già gravati contadini e boscaioli?”
Principe: “Semplice! Catturate Robin Hood e sbattetelo in galera.”
Sceriffa: “Ma siamo appena all’inizio di questa storia, non ha ancora fatto niente, ha mangiato solo ravioli! E poi, in galera non ci vanno neanche i politici che rubano!”
Principe: “Trovate qualche scusa! Diffamatelo! Andate a “C’è posta per te” e dite che fa piangere i bambini! Che quando era assessore a Bristol era in combutta con la mafia irlandese! Non perdete tempo: andate a catturarlo! Ho bisogno di money!”

Robin e Little John sono ancora in mezzo alla foresta e, ritornati al tavolo gioiosamente appagati, continuano a giocare a briscola. Sister Tac ha acceso il fuoco e sta preparando una zuppa. A un certo punto si sente il suono di una tromba.
Robin estrae velocemente il cellulare dalla bisaccia e lo guarda: “Non è il mio. Scacco al re!”
Little John: “Che scacco? Stiamo giocando a briscola. E quello è un due. Sister Tac! Sister Tac! Ti che ti tachet i tac, tacum i tac …TacTacTac! Hanno suonato, guardi chi è!”
Sister Tac prende il citofono, annodato al tronco dell’albero vicino, e: “Sì, chi è?” Una voce metallica, tipica delle segreterie telefoniche di quel tempo: “C’è Gigi?”
Sister Tac: “No, non c’è.”
Voce Telefonica: “Vi è rimasta ancora una coscia di maialino arrosto?”
Sister Tac: “No, finito, ma tu chi sei?”
La Voce Telefonica cambia tonalità e va in falsetto: “Sono l’Antonietta. Posso venire?”
Sister Tac: “Certo. Aspetta che ti apro.”
Sbucano dai cespugli la Sceriffa, Crucco e Tinta, armati fino ai denti.
Sceriffa: “AhAh! Vi abbiamo ingannato! Non c’è nessuna Antonietta tra noi!”
Sister Tac: “AhAh! Anche noi vi abbiamo ingannato! Il maialino è ancora intero, già cotto e sotto sale!”
Crucco: “Dov’è? dov’è?”
Tinta: “Ne voglio un po’!”
Sister Tac: “Fermi dove siete, canaglie! Credete che io vada in giro a dare del maiale a tutti i lestofanti, armati fino ai denti, al servizio del Principe Giovanni?”
Crucco: “Ha ragione!” Si mette in ginocchio, tirandosi dietro Tinta che in tono supplicante: “Per favore! Dacci del maiale!”
Sister Tac: “Maiali, siete dei maiali!!!. Ecco, così va bene?”
Sceriffa: “Ehi, voi due! Non lasciatevi ingannare! Secondo me, non ce l’ha allo spiedo!”
Sister Tac, con fare da saputella e roteando il mestolo: “E invece sìii. Ed anche coi frutti di bosco!”
La Sceriffa, rivolta a Sister Tac, cantilenando sull’onda di Aggiungi un posto a tavola la nota filastrocca del cantastorie John Doorilly: “Aggiungi un posto a tavola, mangiam con Robin Hood! Preparagli una seggiola e portaci il menù.”
Robin, uscendo da dietro una quercia dove si era nascosto: “No, grazie, non desidero, la vostra compagnia.”
Sceriffa: “Sembra di comportarmi, con grande cortesia!”
Robin: “Ma i sudditi subiscono, l’eterna tirannia.”
Sceriffa: “Giudizi non ne tollero e specie in casa mia.”
Sister Tac: “Su, basta far polemiche, brindiamo in allegria!”
…..
Estratto dal racconto facente parte della raccolta “La Pecheronza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *