CHICHIRIX IL GALLICO

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CHICHIRIX IL GALLICO

                                                                  Forse non sapete che…
Caio Nerone è un tribuno, facente parte di una guarnigione romana accampata alle porte di Parisium. E’ un personaggio romantico che parla con inflessione francese ben acquisita, formale nella postura … un vero gentleman. Gli fa compagnia sua sorella Publia Lavinia che ha mantenuto la sua originale cadenza dialettale ciociara. Molto sbrigativa, senza fronzoli, precisa, vuole arrivare dappertutto e far di tutto… peccato che combini guai a ogni piè sospinto. A entrambi hanno ucciso i fratelli (anche loro tribuni): Caio Verdone e Tarquinio il Rosso, in una battaglia navale al largo di Amsterdamus.

Chichirix il Gallico, re di Bretagna e Normandia, responsabile dell’uccisione, fa appendere i cadaveri dei due tribuni sul ponte della Senna, utilizzandoli come semaforo.
Caio Nerone e Lavinia organizzano una prima spedizione punitiva via fiume ma la zattera affonda, prima ancora di salpare.

Nel frattempo, Chichirix il Gallico si fa aiutare da donna Primula Rubia, per le amiche Ponpon, una gioviale ragazzotta di ampio volume corporeo, golosa, intrigante, trafficona, con atteggiamenti un po’ snob, amante del gioco delle carte.
Rubia assolda Oxxus, capitano dei gladiatori, fuggito da Milano nelle Gallie e ricercato per evasione fiscale. Pur essendo uno sbruffone e un cacciaballe, ha l’ingrato compito di contrastare Caio Nerone. Quest’ultimo organizza (o almeno tenta, perché Lavinia gliene combina di tutti i colori) un’offensiva via terra.

“Gallia una in partes tres divisa…” Conoscete il De Bello Gallico? No? Beh, è quella pizza scritta in latino che gli antichi ci tramandarono e che racconta le gesta di Roma Imperiale nelle Gallie, più o meno l’attuale Francia. Il De Bello Gallico non ci parla delle scaramucce fra il tribuno Caio Nerone, capo di una guarnigione di soldati accampati a Parisium, l’odierna Parígi, e Chichirix il Gallico.

Caio Nerone e i suoi fratelli, Caio Verdone e Tarquinio il Rosso, sono nativi di Ostia, dolce villaggio affacciato sulle sponde del Tirrenum. Vediamo cosa succede a Parisium circa a metà del primo secolo a.C.

Alla periferia della città troviamo Miu-Miu, la cartomante che fa anche la becchina… a tempo perso. O meglio, lavora a stagione, con un voucher settimanali. Il suo ufficio è composto da una sgangherata seggiolina sotto una tettoia di canne. La sua assistente è Cocotte, definita affettuosamente “questo soprammobile”.

D’inverno legge le carte alle mogli e alle fidanzate dei centurioni. Queste donne, che non riescono a riempire le loro giornate, vanno di soppiatto, sfruttando la nebbia per nascondersi, nei bassifondi per cercare da Miu-Miu qualche speranza. In estate, la sua principale occupazione è, come già anticipato, fare la becchina. Perché solo d’estate? Perché i cadaveri, Galli o Romani, vanno messi sotto terra, altrimenti puzzano!

La cartomante-becchina usa una sfera di cristallo per indagare nel passato e per prevedere il futuro ma, soprattutto, per controllare l’andamento del dollaro che “l’aflige” e poi… le situazioni politiche. Anche se di politica non se ne intende. Anzi, non ne capisce proprio niente; resta convinta che è indispensabile essere presente, comunque. L’importante è partecipare, come diceva le Courvoisier… o Dom Perignon.

                                                  Nei bassifondi di Parisium
Ma vediamo una giornata tipo di Miu-Miu che, aprendo Le Monde, commenta: “Comunque la finanza va bene, titoli in rialzo alla borsa di Parigi… controlliamo… Gervais Danone ordinarie 1.500 Franchi, Michelin privilegiate 325 Franchi, Citröen 7.500 Franchi, mentre si sta assistendo al crollo vertiginoso delle Vichy. Spinosa la situazione delle Attilio Regolo e delle Caio Nerone SpA.”

Appoggia il quotidiano e, rivolta a Cocotte: “A proposito, stamattina stavo dando il vetril alla boccia e che ti vedo dentro? Lavinia. Noi maghe dei bassifondi la chiamiamo affettuosamente Lavanda – prende in mano la boccia – c’est plus chic! Lucido di più la boccia e… come ben sai, sono un po’ curiosa; più lucido e più la boccia mi fa vedere. Allora vedo Lavinia indignata e offesa con Chichirix il Gallico, re di Bretagna, di Normandia, delle Fiandre, San Gallo, cucirini e merletti.”

Cocotte: “E’ un macho quel Chichirix, tipo tosto, al dente!”
Miu-Miu: “Il perfido Chichirix, azionista di maggioranza della Galletto Amburghese, ha fatto impiccare i due fratelli di Lavinia, Caio Verdone e Tarquinio il Rosso e, in barba al codice stradale, li ha appesi all’uscita del ponte della Senna, sfruttando il colore dei loro vestiti, per utilizzarli come semaforo. Lavinia, donna energica, raggiunge il terzo fratello, il romantico Caio Nerone per organizzare una spedizione punitiva contro Chichirix – guardando la sfera – infatti, lungo le rive della Senna … Ma è inutile che stia a raccontartelo… tanto il passato è sui libri di storia, il futuro è qui – indica la boccia – e il presente è… nella tana dei tribuni.

                                               Vita quotidiana tra le tende
Nell’accampamento troviamo Caio Nerone, il suo assistente Brutus, che ha sempre la battuta pronta, la vivandiera Flavia, al seguito dei centurioni, con il compito di accudire alle faccende domestiche ma, soprattutto, spolverare e oliare lance e spade.

La vivandiera è colta perché ha studiato lettere e filosofia alla scuola superiore di Augusta Taurinorum ma, dopo la morte del padre in battaglia, si è dovuta adeguare per campare. Nell’atto di pulire una spada, s’inerpica in disquisizioni filosofiche: “E’ prodigiosa la conoscenza intima e profonda dell’economia domestica che si acquista quando si è realmente al verde.”

Brutus, di rimando: “Eh si! Se vuoi scoprire il valore del denaro prova a vivere con 15 franchi la settimana e vedrai quanto puoi mettere da parte per l’abbigliamento e le spese voluttuarie.”
Flavia: “Si scopre che val la pena camminare un paio di chilometri, invece di noleggiare la biga, che un bicchiere di Coca è un lusso e che il fondo tinta lo si tiene addosso per quattro giorni. Ci sono certe persone alle quali essere al verde non farebbe male. Quelle che, quando vanno al restaurant e discutono il menù… mi vien voglia di prenderle e trascinarle in una taverna: patate, birra scura e maiale arrosto, altro che saumon fumé, paté o mousse au chocolat!”
Brutus, sconsolato: “Non è divertente dover tirare sul centesimo. Non è divertente no, essere mal vestiti e aver vergogna del proprio indirizzo: pilone n.14, Pont des Vaches Mortes – Senna – Parigi. Non c’è nulla di divertente nella povertà… per i poveri. Che gliene fregava a Robinson Crosue di una pezza sulle chiappe? La sua ineleganza non lo turbava. Essere poveri è il meno: è l’essere conosciuti come poveri che ci fa andare in bestia.”

La vivandiera tiene a puntualizzare che non è il freddo il motivo per cui una donna corre senza pelliccia. Non è la vergogna di raccontare bugie a farla arrossire così violentemente, quando dice alle amiche che le pellicce sono nocive alla salute perché ti entrano i peli nel naso e che non porta mai l’ombrello perché l’acqua piovana le mantiene i capelli ricci. Ci si abitua facilmente alla situazione di bolletta con l’aiuto di quel meraviglioso medico omeopata che ê il tempo.

Prende la parola Perdigiornus, l’insoddisfatto cronico, caustico che dà sempre l’impressione di lavorare per forza. E’ un trasteverino, di origini calabresi, che si diletta a suonare la lira: “E poi, com’è imbarazzante dover dipendere dalle taverne e dalle meridiane per sapere l’ora! In genere le clessidre dei bar vanno avanti e le clessidre delle piazze vanno indietro. Mi piacerebbe anche sapere per quale misteriosa legge della natura non passa mezz’ora, dacché avete lasciato la vostra clessidra al Monte de Pietà, in riparazione si dice, fa più fine, che qualcuno vi ferma per strada e vi chiede “quell’heure est-il, si vous plait?”
Brutus: “E poi, essere al verde è relativo… tutti lo siamo, chi più e chi meno. Io per cinque sesterzi e Cesare Augusto per 5.000 sesterzi. Appartenere al clan dei Neroni, che schifezza! Basta ragazzi, forse avremo la soluzione de nostri problemi. Sta per arrivare proprio Caio Nerone. L’hanno visto dieci giorni fa sbarcare al porto di Bordeaux, proveniente da Cartagine. Forse è andato in crociera nelle isole dell’Egeo. Con un pedalò sta risalendo fiumi e canali fino a Parigi dove ci deve proporre, così ci ha detto un messaggero, una missione importante: catturare un Gallo.”
Perdigiornus: “Catturare un Gallo… catturare un Gallo. Si fa presto a dire. Me fanno sempre fà er volontario nelle missioni più pericolose! Non è giusto, non è per niente giusto!”
Flavia: “E di che umore è? Peggio degli altri giorni?”
Brutus: “E di che umore vuoi che sia Nerone?… Nero! Da quando quel maledetto Chichirix gli ha ammazzato i due fratelli, Caio Verdone e Tarquinio il Rosso, nessuno l’ha più visto.”
Di questa combriccola fa parte anche Rectus, il centurione dalle mille battaglie che ha lasciato pezzi del suo corpo in giro per la Gallia, il quale chiede, timidamente (non è molto loquace): “E come sono morti questi due fratelli?”
Brutus: “Impiccati, all’incrocio tra rue de Cochon e boulevard des Mantegnus e quel maledetto Chichirix li ha lasciati appesi per un anno!”
Rectus: “Così tanto tempo?”
Brutus: “Capirete… uno tutto vestito di verde, l’altro di rosso… li adoperava come semaforo per regolare il traffico verso Chatelet-Les Halles… – si blocca di colpo – Caio Nerone!”

Tutti i presenti si alzano con un gagliardo “Ave Dominus!”
Caio Nerone è pallidissimo. Indossa una tunica nera, bordata d’oro con un gladium più lungo del solito. Con voce perentoria: “Signori gladiatori, avanzi di galera e mafiosi, salute a voi. Tra pochi istanti ci dovremo imbarcare sulla zattera “Rouge et Noir” e, navigando lungo la Senna, arriveremo al villaggio di Chichirix il Gallico che metteremo a ferro e a fuoco… e se qualcuno non se la sente… peste lo colga!”
Flavia: “Signor Caio Nerone, veramente… credo… forse nessuno di loro abbia intenzione di ritirarsi.”
Caio Nerone, in atteggiamento austero: “Ne sono lieto.”
Perdigiornus, sottovoce, a Rectus: “Con quella faccia da funerale!”
Caio Nerone: “Ho fatto il voto di non sorridere, finché non avrò vendicato i miei fratelli. Ho abbandonato tutte le mie ville, i miei castelli, le mie tenute e ho affidato mia figlia a mia sorella Lavinia. Chissà se, dopo questa incursione, potrò rivederla. Del resto, anche se non dovessi tornare, mia sorella Lavinia è abbastanza energica per…”

Da dietro una tenda si sente Lavinia tuonare: “Deficiente – rumore di un sonoro ceffone… haiooo! – come ti permetti di sbarrarmi la strada? Quando parli con una signora, togliti il cappello!”
Si sente la voce alterata di Perdigiornus che risponde: “A li mortacci tua, ecché state a fa? Questo nun è ‘n cappello… è ‘na calotta d’argento!”
Lavinia: “E perché mai andate in giro con una calotta d’argento in testa? Siete pazzo?”
Perdigiornus in modo fiero: “Durante la battaglia de Lione ho avuto la capoccia scoperchiata da ‘n colpo da sciabbola.”
Lavinia: “E allora mettetevi un elmo, perché la vostra calotta è sporca. Non sapete che l’argenteria va lucidata tutti i giorni? Vieni Giulia, lasciamo perdere questi zoticoni.” Si dirige verso il gruppo dei centurioni e: “Nerino!”
Mentre si abbracciano, Nerone le sussurra nell’orecchio: “Non far così dai… cosa possono dire i miei soldati?!” Rivolto a Giulia: “Tu quoque, figlia mia!” e, di rimando, Giulia: “Papà, ciao papino!”
Nerone, con fare cupo: “Son molto lieto di vedervi ma … – rivolto alla sorella – come ti è saltato in mente di venire a Parigi?”
Lavinia: “Abbiamo chiesto un passaggio a un bateau mouche che veniva da queste parti e voilà… siam qua!”
Nerone: “E perché siete venute?”
Lavinia: “Ma Nerino! Volevi che ti lasciassi solo, in mezzo a questi manigoldi, senza una persona accanto che ti potesse accudire?… Jamais!”
Nerone: “Veramente, questo non è un posto per donne.”
Lavinia: “Zitto, Nerino. Noi due abbiamo il dovere di starti accanto, anche nei pericoli…”
Giulia: “… che non devono essere pochi, a guardare le facce da patibolo che ti circondano.”
Nerone: “Ma sono i migliori della centuria che occupa le postazioni lungo la Senna!”
Lavinia: “In che senso?”
Nerone, indicando Perdigiornus: “Questo qui si è avvicinato nottetempo a una caravella ancorata nel porto di Marsiglia e a colpi d’ascia, le ha praticato un buco nella fiancata facendola affondare.”
Lavinia, con disprezzo: “Puah! In fondo cos’ha fatto… ha inventato la caravella col buco.”

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Estratto dal racconto facente parte della raccolta “La Pecheronza”.

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