ALLA CORTE DI ISABELLA

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ALLA CORTE DI ISABELLA

                                                                  L’antefatto
Il buio salone è gremito di commensali vocianti, seduti su panche sgangherate e sedie impagliate che fanno da contorno a lunghi tavoloni, lerci fino all’inverosimile. Il fumo delle lampade a olio ovatta l’ambiente, dove s’intuisce il sottofondo di una chitarra stonata, strimpellata da un vecchio semi-ubriaco alle prese con le note di un flamenco.

Questa è la vera storia di Cristoforo Piccioni, mercante genovese, arrivista, vanitoso, avido, il quale è venuto a conoscenza che un suo concorrente veneziano, un certo Marco Polo, ha raggiunto la lontana terra del Cipango, portando numerosissime ricchezze nella Repubblica Serenissima.

Gli storici del tempo non vollero tramandarci un cognome che potesse suscitare l’ilarità dei posteri e così, con un semplice cambiamento di piume (anche gli uccelli hanno le loro gerarchie), il nome Piccioni venne trasformato in Colombo.
I fatti, i misfatti e gli antefatti che portarono alla creazione della flotta con destinazione Cipango, sono questi che andrò a descrivervi.

Corre l’anno di grazia 1491e il marinaio precario Cristoforo Piccioni, che d’ora in poi chiamerò Colombo, per i motivi prima esposti, ha investito in azioni della “Maronitas” tutti i suoi averi e il crack della Borsa di Madrid l’ha portato a cercare soldi a destra e a manca, con l’obiettivo di raggiungere la terra dei suoi sogni, quella terra di spropositate ricchezze, a qualunque costo.

Il nostro eroe che, diciamola tutta, è un po’ duro di comprendonio e non è un’aquila, tenta la carta disperata di Isabella di Castiglia, cercando in tutti i modi di fare breccia nel suo tenero cuore.

Infatti, la Regina Isabella s’innamora del rude marinaio tanto da definirlo, nei salotti “bene” di Madrid, il suo “brutalone” e, con le amiche più intime, “Cristobal, hombre de fuego”. Il tutto, ovviamente, all’insaputa del marito Re Ferdinando.
Ma mentre quel brutalone di Colombo tenta di circuire Isabella, sua moglie lo tiene d’occhio, lo controlla… eccome se lo controlla!

Niente sfugge a Dolores, Fonseca, Maria, Paloma, Estebania, Consuelo… per le amiche Dolly che, nei pettegolezzi da ringhiera qui, lungo le banchine del porto di Palos, viene soprannominata “Dolly il Rospo”. Fa la lavandaia ed è brutta come il peccato.
Dolly entra nell’osteria e chiede al primo marinaio che incontra: “Ramon, hai per caso visto il mio Cristoforuccio?”

Ramon è intento a mangiare una coscia di pollo e, con la bocca piena e il mento straunto, gorgoglia: “Si, l’ho visto stamattina lungo il porto-canale sotto un palo de la iluminasion che stava lavando la sua barca con lo shampoo per capelli – ingoia un boccone – e, dopo averla asciugata con una pezza di seta di Cadice, la guardava soddisfatto da lontano – si deterge la bocca con la manica -. Non credo – agitando la coscia di pollo – che abbia mai avuto tanta cura per sé stesso né per sua moglie come per la sua barca a remi – ride fragorosamente -.
Dolly: “Adesso mi tampina anche le barche! Oh, Santa Maria!”

Colombo, entrando di corsa, trafelato e contento nel locale, urla: “Dolly, Dolly, ho recuperato una bagnarola da venti posti – mimando – quindici a sedere, tre strapuntini e due in piedi, a prua. Gente – rivolto ai presenti – e … una!
Ramon: “Ma ce ne vogliono almeno altre due se devi fare un viaggio così lungo.

“Hai ragione, vecchia carogna! – sognando, cammina e immagina di guardare una carta geografica – Il Cipango, terra di misteri e di abbondanza dove in Nepal, le galline di Katmandu, fanno le uova cubiche. Sono più facili da covare perché vengono raggruppate, formando dei cubi più grossi… Ah! Il Cipango… Cameriera! La carta… subito… la carta!”
La cameriera si dirige verso la latrina, ritorna di corsa e, in tono ossequioso gli porge un rotolo di fogli di giornale: “Eccola comandante!”
Colombo, oltremodo infastidito, fa il gesto di mandarla a quel paese e, imperterrito, esce dall’osteria.

Guardando verso il mare, Colombo inizia a canticchiare una canzone cambiando le parole, travolto dall’insistente ossessione di quella nuova terra da scoprire: “Lo diceva Marcello che il Cipango è bello, lo diceva Neruda che in Cipango si suda … Ferdinando no! Lo diceva il prevosto che il viaggio è tosto, se le mando un fiore io le rubo il suo cuore… Isabella sì!”
Rientra nell’osteria e ritrova gli amici di prima: “Ho trovato! Domandare un favore non è poi un disonore. Ho deciso di chiedere a Isabella i soldi necessari…”
Tutti in coro: ”Isabella, sì! Isabella, Isabella!”

Colombo zittisce la ciurma improvvisata e sentenzia: “Basta! Intercederò presso la Regina Isabella di Castiglia. Tanto… carina è carina, non puzza sotto le ascelle…”
“Caro? Intercederò io per te, se non ti dispiace!” Interviene Dolly con due occhioni fulminanti.
“Ninaaaa! – urla Colombo alla cameriera – Festeggiamo, una pinta di birra per tutti.
Dolly: “Oh! Santa Maria proteggici tu.”
Cristoforo, sopra pensiero: “Nina, Pinta, Santa Maria, – annuendo – forse ho trovato la quadra del cerchio.”

            In attesa dell’udienza

Come da accordi, Dolores, anzi Dolly, riesce con uno stratagemma a farsi invitare dalla Regina Isabella, nota a tutte le corti d’Europa come la più vanitosa tra le Regine. Dolly, rude campagnola dal cervello fino, assieme ad una sua amica Carmen Ruiz de Fonseca y Tortillon, molto introdotta negli affari di corte, vuole tentare di convincere Isabella a scucire le pesetas necessarie all’acquisto delle navi.

Mentre stanno percorrendo uno dei lunghi corridoi del Palazzo Reale, Dolly si rivolge a Carmen: “Spiegami un po’ come farà Isabella a metter la cera ai pavimenti di tutti questi saloni, a spolverare …”
Carmen: “Sciocca, ma non sai che ha 86 cameriere, 35 guardarobiere, 12 sarte …”
Dolly, sbigottita: “… 35 guardarobiere, 12 sarte? Cosa fa, si veste dalla mattina alla sera? Ma riesce a parlare con qualcuno, visto che deve sempre stare davanti allo specchio?”
“Devi sapere che Isabella è molto vanitosa. Ciascuno di noi, e particolarmente noi donne, ma soprattutto la Regina Isabella, ha la convinzione che il mondo intero, con tutto ciò che contiene, sia stato creato per lei: i suoi simili sono stati messi al mondo per ammirarla… ssst… ascolta… stanno arrivando le sarte per la prova.”

Guardando dalla fessura tra la porta e la parete, le due donne assistono alla lunga cerimonia della vestizione. Vedono che le cameriere portano gli abiti e le sarte tagliano, cuciono, orlano, rifiniscono pizzi e merletti su sontuosi abiti di seta. Al termie della vestizione, Isabella mostra tutta la sua opulenza e altezzosa, esce verso il corridoio dove Dolly e Carmen hanno finito di sbirciare e si preparano ad affrontare il gravoso problema della questua.
Dolly è inebetita di fronte a tanto sfarzo che adorna il corpo della Regina, tanto da non riuscire a staccare gli occhi dalle collane, dalle spille e dai braccialetti che punteggiano questo albero di Natale in movimento.

Isabella, notando l’insistenza dello sguardo, le si rivolge in tono amichevole: “Buona donna, lei sta ammirando queste cosucce, questi gingilli, questi fronzoli che mi adornano. Ma non sa cosa significa apparire, sembrare, gettare luce negli occhi di quegli sciocchi che ti guardano? Noi tutti siamo diversi ma la vanità è un fatto così naturale. E’ uno di quei tocchi della natura che ci uguagliano, è la forza motrice che spinge il mondo e l’adulazione ne lubrifica le ruote. Sì! Vanità… adulazione…”
Carmen, interrompendola: “Certo che in quanto all’amore, mia adorata Regina, l’adulazione ne è la linfa vitale!
Dolly: “Brava! Dite a una ragazza che è più angelica di un angelo, che è simile a una dea … anzi, più graziosa… più regale e celestiale della media delle dee. In pratica che è più bella di Venere; lei crederà a ogni parola che dite. E’ così facile ingannare una donna … la vanità è un flagello, la vanità è tornado … la vanità è come un serpente che ti avvolge, plagia, condiziona … la vanità …”

S’interrompe, quando Isabella non la degna più di attenzione e si sposta verso un gigantesco specchio, davanti al quale si ravviva i capelli, si mette a posto le collane e i braccialetti, si guarda gli occhi.
Improvvisamente diventa seria perché la sua coscienza la mette in guardia: “Cosa continui a cercare l’effimero! Ricordati che quando il giorno della tua morte sarà prossimo, cosa ti rimarrà di tutte queste tue voglie? Se sei felice dei tuoi piaceri, godendo solo dell’argento e dell’oro che indossi, alla fine ti resterà solo la tua vanità. Continui a cercare, inseguendo sempre e solo la felicità, una vita sana, allegra e senza affanni…”
Isabella, cambia subito espressione e, sorridendo, si piazza tra le due donne.

Carmen, riprendendo l’argomento momentaneamente interrotto: “Immaginatevi per un attimo un uomo che, invece di snocciolare moine alla sua donna, l’ama basandosi su rigidi principi di verità, attenendosi scrupolosamente alla realtà dei fatti, nudi e crudi. Immaginatelo mentre fissa l’amata negli occhi e le sussurra dolcemente che in fondo non è poi così brutta come dicono le sue amiche… – sospiro – immaginatelo mentre afferra la piccola … – prende la mano di Dolly – … ossuta mano di lei e le assicura che è giallastra, con le unghie sporche di cenere e che i suoi occhi bovini, leggermente venati di rosso, – Dolly estrae uno specchietto dal grembiule e si guarda impaurita – gli sembrano ai livelli della media degli articoli del genere. Che ricchezza di sentimenti!”
Dolly: “Noi ci vogliamo arricchire non per godere gli agi e la pace, ma perché le nostre case siano più grandi di quelle dei vicini. Tutto per fare invidia agli altri. Vogliamo poter vestire noi e i nostri figli con abiti assurdi … e il giubbino de Armanos … les Timberlandes… e i jeans de Valentinos… tenute assurde e costose!”
Carmen, presa da improvvisa euforia: “Consumiamo … consumiamo. Per ottenere tutto questo, aiutiamo la costruzione dei Grandes Magazinos, diffondendo nel mondo il commercio tra i popoli e portando la civiltà nei luoghi più remoti. Urliamo al mondo la nostra voglia di apparire.”

Colombo, che aveva deciso di andare dalla Regina a chiederle aiuto, vede le tre donne che scendono dalla scalinata d’onore e, in tono viscido e ossequioso vista la presenza di Dolly, si rivolge alla Regina, innalzandola di rango: “Sua Maestà, il Cipango ci attende!”
Isabella, estasiata, si lascia scappare un: “ Brutal…! La mia testa vacilla e il mio cuore ribolle – si riprende – Ops! Comandante Colombo, farò di tutto per convincere mio marito, Sua Maestà Re Ferdinando.”


Estratto dal racconto facente parte della raccolta “La Pecheronza”.

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